Io, responsabile del mio tumore!
Dopo una prima fase di rifiuto ho voluto saperne di più ed ho iniziato la mia ricerca.
A diversi anni di distanza, oggi, sono profondamente convinta che le nostre emozioni ed i nostri pensieri determinano la nostra salute o la nostra malattia.
Sono orgogliosamente figlia di un medico all’antica, di quelli che ti guardano con amore e dopo un po’ che ti osservano ti dicono quello che è il tuo problema, confermato in un secondo momento dalle analisi di rito.
Negli anni della mia giovinezza ho potuto notare come i pazienti entrassero nello studio di mio padre ansiosi, qualche volta disperati e come dopo aver parlato con lui e dopo essere stati rassicurati uscivano con un altro viso, più sollevato, ed i loro dolori erano spesso anche diminuiti.
La frase storica di mio padre era –“non è niente non si preoccupi tra qualche giorno starà meglio, mandi via la paura, faccia qualcosa che le piace fare, ci vediamo la prossima settimana e soprattutto non si arrabbi che è quello che le fa male”-.
I medici hanno una grande responsabilità, quella di incoraggiare pensieri positivi o negativi nei pazienti.
Sembra una cosa di poco conto ma quando un medico sentenzia al paziente una malattia "incurabile" davanti ai suoi familiari, secondo me, non c’è una grossa differenza con lo stregone con l’osso.
In quel caso l’idea viene accolta e perpetrata, non solo dal malato, ma da tutta la “comunità” con il risultato di centuplicare l’energia di questa “profezia” e di renderla sempre più efficace.