Tracciare un preciso quadro della storia dell’Erboristeria è quasi impossibile anche solo considerando che solamente da pochi anni (meno di un secolo!) si cerca di trasformare la conoscenza in scienza, applicando una serie di regole che frammentano questa conoscenza in dati ben definiti, standardizzati, possibilmente riproducibili in laboratorio. Questo lavoro, caratteristico della medicina classica, si fonda sul concetto che l’organismo umano è prevalentemente costituito da “distretti “ il cui funzionamento è indipendente l’uno dall’altro e che esiste la possibilità di influenzare il funzionamento del distretto con una singola sostanza (il Principio attivo) in modo da, prevalentemente, attenuare o far sparire il sintomo legato alla patologia.
La prima caratteristica che distingue la medicina classica dalla medicina naturale è che quest’ultima considera l’organismo come un insieme di “distretti” legati l’uno all’altro sia nelle funzioni che nel funzionamento e che esistano gruppi di sostanze ( Principi attivi e loro fitocomplesso) che possiedono la capacità di influenzare il funzionamento dei singoli distretti (in maniera preponderante) o di più distretti (in misura variabile) al fine di regolare gli equilibri interconnessi tra i distretti stessi e riportarli al funzionamento originario.
Una seconda caratteristica è quella relativa alla scelta del P.A. : sintetico per la medicina classica, rigorosamente naturale per la medicina naturale (appunto!).
L’organismo, come tutte le macchine, ha bisogno di carburante; da questo trae materiale da trasformare in energia, da trasformare in nuova materia.
L’energia necessita all’organismo per poter produrre lavoro ed adempiere quindi a tutti i processi vitali. Nei processi vitali sono compresi sia quelli automatici (respirazione, digestione, battito cardiaco, etc) che quelli relativi alle operazioni di mantenimento in perfetto equilibrio ed efficienza i metabolismi deputati alle condizioni vitali (immunità, produzione di ormoni, ricambio cellulare, etc).