NATURA AMICA

Tracciare un preciso quadro della storia dell’Erboristeria è quasi impossibile anche solo considerando che solamente da pochi anni (meno di un secolo!) si cerca di trasformare la conoscenza in scienza, applicando una serie di regole che frammentano questa conoscenza in dati ben definiti, standardizzati, possibilmente riproducibili in laboratorio. Questo lavoro, caratteristico della medicina classica, si fonda sul concetto che l’organismo umano è prevalentemente costituito da “distretti “ il cui funzionamento è indipendente l’uno dall’altro e che esiste la possibilità di influenzare il funzionamento del distretto con una singola sostanza (il Principio attivo) in modo da, prevalentemente, attenuare o far sparire il sintomo legato alla patologia.

La prima caratteristica che distingue la medicina classica dalla medicina naturale è che quest’ultima considera l’organismo come un insieme di “distretti” legati l’uno all’altro sia nelle funzioni che nel funzionamento e che esistano gruppi di sostanze ( Principi attivi e loro fitocomplesso) che possiedono la capacità di influenzare il funzionamento dei singoli distretti (in maniera preponderante) o di più distretti (in misura variabile) al fine di regolare gli equilibri interconnessi tra i distretti stessi e riportarli al funzionamento originario.

Una seconda caratteristica è quella relativa alla scelta del P.A. : sintetico per la medicina classica, rigorosamente naturale per la medicina naturale (appunto!).

L’organismo, come tutte le macchine, ha bisogno di carburante; da questo trae materiale da trasformare in energia, da trasformare in nuova materia.
L’energia necessita all’organismo per poter produrre lavoro ed adempiere quindi a tutti i processi vitali. Nei processi vitali sono compresi sia quelli automatici (respirazione, digestione, battito cardiaco, etc) che quelli relativi alle operazioni di mantenimento in perfetto equilibrio ed efficienza i metabolismi deputati alle condizioni vitali (immunità, produzione di ormoni, ricambio cellulare, etc).




LA NASCITA DELL’ERBORISTERIA

Fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra esso si è trovato nella necessità della sopravvivenza alimentare non esistendo inizialmente né colture di vegetali particolari né allevamenti di animali;
La fonte di sostentamento più comune che lo circondava era costituita da piante spontanee che l’uomo, pian piano cominciò a conoscere e riconoscere associando ad ognuna di esse sia un potere nutritivo che una particolare caratteristica azione sull’organismo.

I più accorti osservatori tra le tribù preistoriche iniziarono ad associare a talune piante (o parti di esse) determinate proprietà benefiche (quelle venefiche le tralasciamo per ovvi motivi!) e quindi a consigliarle laddove ne reputavano necessario l’uso. Possiamo fare l’esempio della Malva, utile nei casi di infiammazione, oppure la Calendula nelle infezioni, l’Elicriso nelle scottature, etc. Questi antichi stregoni sono i padri della attuale medicina in tutte le sue forme.

Lo sviluppo dei sistemi curativi primordiali passa attraverso tappe obbligate: l’osservazione costante dei malati per valutare i miglioramenti dovuti alla terapia messa in atto dallo stregone, la convalida della terapia seguita, la trasmissione ad altri delle informazioni relative sia alla malattia che alla terapia. (se ci pensiamo bene, oggi i ricercatori fanno la stessa identica cosa: hanno a disposizione solamente degli strumenti terapeutici più “progrediti” e dei mezzi diagnostici certamente più efficienti).
 
Si arriva così a quella che viene definita “medicina popolare” : una serie di conoscenze sulle possibilità curative di molte piante, o parti di esse, che ogni persona ha e con cui è in grado di risolvere la maggior parte degli accidenti che capitano quotidianamente. Queste conoscenze sono presenti anche oggi, basta pensare ai consigli delle nostre nonne per gli ascessi dentali, per le infiammazioni, etc.

Naturalmente, con l’evolversi della cultura scientifica anche la conoscenza delle piante aumenta; il primo passo è costituito dall’osservazione e dalla considerazione che la stessa pianta, secondo il momento della raccolta ha una efficacia maggiore o minore.

Identificato il momento in cui la pianta si mostra più efficiente è consequenziale raccoglierla tutta nel periodo giusto e cercare di conservarla per tutto l’anno. Poi si fa essiccare.
Ora disponiamo di un principio attivo da poter assumere, sottoforma di tisana o di decotto.

Analizziamo il concetto di terapia. Con questo termine indichiamo un intervento su un organo, un tessuto, un metabolismo, etc. alterato e quindi non in equilibrio che ci causa dei sintomi. Ci sono delle molecole (sintetiche o naturali, i P.A. appunto) che influiscono su queste alterazioni variando l’entità del sintomo o tendono a riequilibrare le alterazioni al fine di ripristinare il benessere.

Per poter svolgere la loro funzione correttiva queste molecole devono venir assorbite dall’organismo, distribuite nei tessuti, giungere al punto di azione, svolgere la propria azione e poi eliminate per evitare fenomeni di accumulo con conseguenze negative.

Immaginiamo le difficoltà dei primi guaritori di fronte a dei mezzi tecnici rudimentali come gli estratti acquosi di cui sopra; la quantità del P.A. è praticamente incostante ogni volta che si realizza una tisana o un decotto. Intendiamoci, per un uso famigliare non ci sono problemi ma se consideriamo che la rigorosa scientificità richiede la replicabilità’ della prova è chiaro che questo tipo di strumento è insufficiente.

Nascono le prime estrazioni dei P.A. realizzate con mezzi diversi dalla semplice acqua: ricordiamo per tutti i classici enoliti, ottenuti cioè utilizzando come solvente il vino.

Attraverso questi prodotti veniva centralizzata la produzione, si creavano le condizioni per un commercio e questo, a sua volta, contribuiva a stimolare ulteriormente la ricerca di strumenti ancora migliori.

Una pietra miliare della medicina naturale fu l’introduzione delle tinture madri; esse, tuttora presenti sulla Farmacopea Ufficiale (codice mondiale dei farmaci), vengono usate normalmente in farmacia ed in erboristeria quando si parla di rimedi naturali.

La preparazione delle T.M. risale a quando, scoperto che l’alcool etilico era la sostanza che permetteva l’estrazione dei P.A. e la conservazione del liquido ottenuto per 4 o 5 anni.

Possiamo quindi riassumere: nella attuale pratica della medicina naturale gli strumenti terapeutici comunemente utilizzati sono le tisane (o decotti), le tinture madri (in gocce), gli estratti secchi (in capsule o in compresse). Le tisane vengono usate raramente, le tinture madri sono invece le più usate per il loro facile dosaggio.

E’ noto che l’alcool etilico è tossico a livello del fegato; la cellula epatica è specializzata nel trasfor-mare enzimaticamente le tossine circolanti nel torrente sanguigno al fine di eliminarle. Se andiamo ad analizzare tutte le molecole che costituiscono il corpo umano non troviamo traccia della molecola dell’alcool etilico e quindi, una volta introdotto nel nostro organismo il fegato si troverà in contatto con una sostanza sconosciuta e dovrà quindi “faticare” moltissimo per produrre gli enzimi adatti ad elimi-narlo. Il tempo di permanenza provocherà i danni di cui parlavamo. Questo fatto è talmente noto che la prima cosa che viene in mente parlando di un fegato sofferente è quella di eliminare vino ed alcolici dalla dieta.

Un altro effetto tossico dell’alcool etilico è quello che si ha sul sistema nervoso centrale. Le strutture cerebrali sono talmente importanti che l’organismo le protegge accuratamente dal possibile inquina-mento delle sostanze circolanti nel sangue; il complesso di queste difese viene definito “barriera ema-to-encefalica”.

La molecola dell’alcool etilico è talmente piccola che riesce a superare la barriera e ad arrivare alle strutture cerebrali sciogliendovisi ed alterandone le funzioni: è quello che noi chiamiamo comunemente ubriacatura. Il tempo di persistenza di questa alterazione dipende dalla capacità del fegato di metabolizzare l’alcool circolante.

Considerando valido il concetto che la parte utile alla estrazione dei P.A. fosse la funzione alcolica,
ho fatto fatti diversi tentativi per sostituire l’alcool etilico con un altro alcool che non avesse questi aspetti negativi.

Ho iniziato così un lavoro durato 4 anni e dopo svariate difficoltà sono riuscito a realizzare 2 brevetti ed un solvente composito denominato GLICERIL 40 (da cui “gocce gliceriliche”) che consente di avere a disposizione, finalmente, uno strumento medicamentoso rivoluzionario: totalmente privo di tossicità ed efficientissimo.

La sua non tossicità è dovuta al fatto che, oltre all’acqua, il solvente è costituito da un polialcool chiamato glicerolo (-olo indica la categoria “alcoli”) o glicerina. Non solo la molecola è più grande di quella dell’alcool etilico ( o etanolo) e ciò gli impedisce di passare la barriera emato-encefalica ma è un componente essenziale dell’organismo animale essendo un costituente dei trigliceridi, grassi depositati nei distretti di scorta costituenti il tessuto adiposo. Questo significa che il patrimonio enzimatico necessario alla sua eliminazione è presente nella memoria genetica e per il fegato non comporta quindi nessuno sforzo.

Per migliorare ulteriormente le possibilità medicamentose dell’estratto finale si è preso in esame un altro concetto fondamentale per un principio attivo: la sua biodisponibilità’ . Essa rappresenta la capacità del P.A. di influenzare un metabolismo organico in modo veloce e consistente, e la sua capacità di assorbimento e utilizzazione da parte dell’organismo. Introducendo una componente particolare, l’Equiseto, nella formulazione del solvente glicerilico, lo si è arricchito di un patrimonio salino e proteico particolare che consente, appunto, l’ottimizzazione di questa grandezza: alla sperimentazione pratica, l’estratto glicerilico di una droga funziona in modo più veloce e consi-stente di qualunque altro estratto della stessa droga realizzato con metodi diversi.

Gli estratti glicerilici sono dunque più efficaci, veloci e accessibili anche per gli organismi più deboli e delicati come bambini ed anziani.


Dr. Alberto Felli Farmacista Erborista

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